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La nota/Papio e il Piano Casa: urge fermare questa deriva, impedendo un’ennesima proroga e disinnescando gli effetti esplosivi

Il consigliere comunale del Movimento ‘Manisporche’ interviene sulla vicenda all’esame della Regione Puglia

 

È più che mai attuale il dibattito sul Piano Casa dopo che la V Commissione regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge di proroga dello strumento urbanistico fino al 2022 e in attesa che lo stesso venga esaminato dal Consiglio Regionale. Sulla vicenda interviene con una nota il consigliere comunale di Monopoli del Movimento ‘Manisporche’, Angelo Papio. Ecco il testo integrale.

 

“Con il linguaggio più semplice possibile, proviamo a spiegare perché il Piano Casa, una legge del 2009, speciale e momentanea, nata per rilanciare la piccola edilizia, dopo 11 anni si sta trasformando in uno strumento di definitiva distruzione del territorio.

 

In Puglia

 

Gli interventi, impropri e inopportuni, operati di proroga in proroga, dal consigliere Fabiano Amati, con il sostegno di alcuni settori economici legati al mondo dell’edilizia e il supporto di gruppi di consiglieri regionali politicamente trasversali, hanno trasformato il Piano Casa in uno strumento in grado di sostituirsi alla pianificazione urbanistica di un territorio. Il Piano Casa, nato per consentire l’ampliamento di un edificio residenziale in funzione di una sua riqualificazione funzionale, nell’interpretazione di alcuni politici e dirigenti - ma non ancora per il Ministero dei Beni Culturali, per il Consiglio dei Ministri e per diverse sentenze dei TAR pugliesi - permetterebbe di moltiplicare i volumi esistenti in qualunque zona della città, destinata ad attività produttive o a servizi pubblici (verde, scuole, case popolari, ecc.) in interi quartieri residenziali, senza alcuna pianificazione, senza controlli e senza regole.

 

A Monopoli

 

L’approvazione di un Piano Urbanistico di nuova generazione avrebbe dovuto proteggere Monopoli da un uso improprio del Piano Casa. Così non è stato. Il Pug ha dato la possibilità di costruire centinaia di appartamenti dove non si sarebbe mai dovuto fare. E, sono state rese talmente appetibili ai costruttori le cosiddette aree destinate a servizi (verde, scuole, case popolari, ecc.), che si stanno riempiendo di case, ben prima che nelle zone destinate all’uso residenziale. Nel caos edilizio, il Piano Casa, su alcuni interventi è stato applicato con gli strumenti normativi rivendicati da Amati in sede regionale, mentre nella grande area dell’ex Azienda Rivoli, si è scelta la strada del permesso di costruire convenzionato. L’Ufficio tecnico rilascia il permesso di trasformare una grande area produttiva, al centro della zona industriale storica di Monopoli, in un quartiere residenziale con centinaia di alloggi a patto che, all’interno di quell’area, siano cedute le superfici per inserire i servizi (verde, scuole, case popolari, ecc.). Il consigliere Stefano Lacatena è riuscito a far diventare questa pratica un emendamento, che ha poi inserito in una Legge regionale sulle strutture ricettive, ma che modifica il Piano Casa. L’emendamento contrasta con molte sentenze dei TAR della Puglia che, di fronte alle incertezze della LR 33/15 (legge proroga del Piano Casa dell’anno 2015) sulla possibilità di cambiare la destinazione d’uso delle aree di intervento, propendono per una risposta negativa. Il risultato di questa bagarre normativa è che a Monopoli, senza controllo urbanistico, si consente la realizzazione di un intero quartiere residenziale, dove abiteranno tante famiglie, tra il depuratore cittadino, un’azienda per la lavorazione delle pelli e un’altra che realizza tubi in plastica. Disattese tutte le attenzioni ambientali e sanitarie.

 

C’è una soluzione?

 

L’approvazione dell’emendamento del consigliere Stefano Lacatena ha scatenato la reazione risentita di Fabiano Amati e di esponenti dell’imprenditoria edile, che accusano il capogruppo di Forza Italia di defraudarli del diritto di perpetuare “lo pseudo sviluppo” urbano che si sta verificando in alcuni quartieri di Bari, nei quali stradine che collegavano opifici dismessi ora servono enormi complessi residenziali senza servizi né parcheggi né verde. Questa situazione permette di comprendere quanto avanti si sia andati sulla strada di un fuorviante utilizzo del Piano Casa. Urge fermare questa deriva, impedendo un’ennesima proroga del Piano Casa e disinnescando gli elementi esplosivi contenuti nell’attuale testo di legge. È improrogabile la redazione in tempi rapidissimi di una legge regionale, che rilanci il ruolo primario della pianificazione urbanistica quando si interviene sul territorio; che semplifichi le procedure per rendere i tempi di approvazione compatibili con quelli degli imprenditori interessati a investire; che renda più fattiva la legge sulla rigenerazione urbana con l’inclusione degli aspetti virtuosi, e tuttora condivisibili, presenti nel Piano Casa.