Dal vecchio Prg (solo) in bianco e nero al nuovo Pug (sempre più) a colori

La destinazione dell’area dell’ex cementeria continua a far discutere

 

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Franco Muolo, ex impiegato dell’Ufficio Tecnico comunale ed ex assessore a proposito della destinazione dell’area dell’ex cemeneteria. “Ho assistito a un (colorito) dibattito televisivo tra l’assessore all’Urbanistica avv. Stefano Lacatena e il consigliere comunale d’opposizione avv. Giampiero Risimini, avente per oggetto la futura destinazione dei suoli residui dalla demolizione della ex cementeria monopolitana. Per la cui favorevole realizzazione si è pronunciata precedentemente la locale Commissione urbanistica suggerendo addirittura di affidare il successivo incarico di progettazione alla notissima archistar Renzo Piano. A ben guardare le numerose e incredibili trasformazioni edilizie del nostro territorio, introdotte nel Pug a furor di maggioranza negli anni scorsi interpretando i suoi limiti strutturali e programmatici, a mio parere, sembra si voglia fare ora un’operazione consistente nell’imprimere un nuovo e più cromatico “effetto città” all’urbanistica locale, proprio in quella parte del centro cittadino che gravita pesantemente sul nostro piccolo scalo portuale. Come quello, famosissimo, deciso nei primi anni sessanta dall’allora civica amministrazione guidata dal sindaco prof. avv. Remigio Ferretti. Con la stessa (apparente) finalità: ridare slancio all’attività edificatoria urbana nella speranza di innescare un processo di sviluppo sociale ed economico sempre a danno, in entrambi i momenti storici, della popolazione e dell’ambiente e, in particolare, della struttura ottocentesca del nostro (fu) meraviglioso paese, quando versava in un lindo stato di colore bianco calce. Anche mezzo secolo fa ci fu la necessità nazionale di uscire a tutti i costi da un'estrema situazione precaria di crisi: mancanza di lavoro, scarsità di sostentamenti alle famiglie meno abbienti, che non riuscivano (non riescono nemmeno oggi!) ad arrivare a fine mese ma che, nonostante il successivo boom economico, fu pagato a caro prezzo in termini di vivibilità urbana. Ebbene, anche allora fu tentato l’approccio di dotare Monopoli di un moderno strumento urbanistico, chiamando a “corte” nientemeno che lo studio degli architetti Chiaia e Napolitano (fratello del nostro Presidente della Repubblica) di Bari, per disegnare la nuova sky-line della città. Ma il piano, subito dopo la sua definitiva elaborazione, fu letteralmente disdegnato e abbandonato nell’archivio deposito comunale, perché giudicato troppo avveniristico per le modeste aspettative, si disse, degli abitanti. Al contrario, dopo aver convocato in città grandi imprese edili forestiere (Natrella, Ottonelli, Zaccaro e tante altre), si conclusero tre negatività in totale assenza di strumenti di pianificazione urbana: la trasfigurazione dell’estetica dei palazzi di coronamento del “borgo” con sopraelevazioni o ricostruzioni di nuovi fabbricati con sei o sette piani di corso Umberto, via Mazzini, Magenta, Marsala; la compromissione della costa sud, dopo la corsa all’accaparramento dei suoli ubicati in fregio alle spiagge allora ancora deserte di Capitolo e Losciale; un modo facile facile di trasformare gran parte dei terreni agricoli in suoli edificatori ubicati nell’immediata periferia della città, il cui vero effetto di quella scelta perversa sta sotto gli occhi di tutti. Quel piano fu disegnato in bianco e nero, ma vi posso assicurare che si trattava di una vera e propria opera d’arte, per la maniera in cui intendeva privilegiare l’interesse collettivo (mi meraviglia ancora che sia rimasto per tantissimo tempo nascosto alla visione dei posteri, sarebbe ora di tirarlo fuori dalla polvere per conoscere la vera storia politico-urbanistica di questa città!). Con l’ultimo strumento pianificatorio generale, il Pug, già disegnato e ridisegnato in quattro o cinque bozze da uno staff di politecnici con la computer-grafica, adottato in due tempi diversi da due diverse compagini amministrative, e ora ulteriormente e politicamente manipolabile a oltre tre anni dalla sua approvazione definitiva, il nuovo “effetto città” sarà senz’altro più evidente, non più in bianco e nero questa volta, ma a colori. L’ennesima manciata cromatica che non sembra andare, come allora, a favore dell’interesse collettivo ma sempre e comunque a beneficio limitato”.(Franco Muolo)