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Risimini e l’area portuale: il Pug approvato è diverso dal Pug adottato

Nel confronto con il dirigente comunale D’Onghia è mancata la polemica

 

Se gli interventi dell’assessore regionale Angela Barbanente e del professore del Politecnico Franco Selicato erano i più attesi, non meno atteso era il confronto tra il dirigente comunale dell’Ufficio Urbanistico Amedeo D’Onghia e l’ex capogruppo del Partito Democratico, Giampiero Risimini. Messe da parte le polemiche sorte nei giorni scorsi, i due hanno esposto le loro ragioni (più tecniche quelle del dirigente, più politiche quelle dell’avvocato) in maniera serena. “Innanzitutto – ha esordito Risimini – voglio bandire e scongiurare il mito per cui dalla fase di adozione del Pug alla fase di osservazione e approvazione non sia cambiato niente sull’area dell’ex cemenetria: è cambiato tantissimo”. Attraverso la visione di alcune slide Risimini ha spiegato i cambiamenti avvenuti che non favoriscono, a suo dire, l’interesse pubblico. Il nodo centrale è rappresentato dal contenuto dell'articolo 26.02 del Pug adottato (dall’amministrazione Leoci, di cui Risimini faceva parte) che differisce dal contenuto dello stesso articolo del Pug osservato e approvato (dal governo Romani-uno). Differenze che hanno poi portato all’approvazione da parte della giunta comunale dello schema d’assetto P1: un’altra decisione scellerata per l’ex capogruppo Pd. “Qui nasce la famosa questione delle mail, note e lettere. Questa può sembrare un questione di lana caprina, però stiamo parlando di 30mila metri cubi. Per chi dice di avere a cuore il destino di questa città, 30mila metri cubi in più o in meno credo siano rilevanti. Pertanto ritengo che tutti abbiamo diritto di conoscere quelle note e documenti, che hanno indotto il dirigente e l'amministrazione a fare determinate scelte. Quando si apre un tavolo di partecipazione e si omette di far visionare documenti importanti, questo è inaccettabile. Io chiedo all'amministrazione: mi volete dire in che percentuale vanno ripartiti i due ambiti, tutti i diritti edificatori? Quali sono le destinazioni? Qual è la localizzazione di questi diritti edificatori? Quali sono i volumi in gioco? Chiedere tutto questo all'amministrazione significa strumentalizzare? Significa fare una battaglia politica? Significa voler intralciare un percorso amministrativo? No. Significa solo aprire gli occhi ad una città e capire cosa ha spinto l'amministrazione ad andare in una certa direzione. Mi auguro che i comitati e le associazioni non si accontentino della chimera di Renzo Piano, perchè questa città ha vissuto troppi scempi nel passato”. Fin qui l’intervento di Risimini che spera di avere risposte dall’amministrazione comunale quanto prima. Poi è toccato a D’Onghia ricostruire un pò la storia dell’articolo 26 del Pug trovando, ha detto, otto atti amministrativi, che in successione lo modificano. Il suo intervento è stato prettamente tecnico sorvolando sulla questione delle mail e delle note intercorse tra lui e il progettista del Pug Oliva e oggetto di polemiche con l’avvocato Risimini.(G.D.)