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Nuovo Ospedale e ‘San Giacomo’: il Comitato ha incontrato Ruscitti, delegato regionale alla Sanità

Sottolineata la carenza dei primari e del personale infermieristico all’attuale nosocomio

Nuovo ospedale, carenza di primari e personale infermieristico nel ‘San Giacomo’ e problemi della Medicina territoriale: questi gli argomenti che il Comitato cittadino delle strutture sanitarie ha portato a conoscenza di Giancarlo Ruscitti, direttore del Dipartimento Promozione della Salute e del Benessere della Regione Puglia (in pratica il delegato del presidente Michele Emiliano ai problemi sanitari) nel corso di un incontro svoltosi qualche giorno fa. Ecco l’esito dell’incontro.

 

Nuovo ospedale di Monopoli-Fasano. L’iter sta proseguendo speditamente e la costruzione è prevista entro 3-4 anni e che ci vorrà un altro anno per la sistemazione delle strumentazioni ed arredi. A proposito delle voci circolate circa la messa in vendita del ‘S. Giacomo’  dopo l’avvio del nuovo ospedale il Comitato ha sottolineato che tale eventualità debba essere assolutamente scongiurata perché parte di esso dovrà essere utilizzato per attivarvi: un  più adeguato Centro per la Medicina Territoriale con ambulatori capaci di soddisfare le esigenze dei cittadini, una casa della salute, attività di lungodegenza per non intasare il nuovo ospedale, casa di riposo e residenza sanitaria assistita.

 

San Giacomo. Esclusa la possibilità di considerare l’attuale ospedale di Primo livello ma è stata sottolineata la necessità di nominare i primari nei reparti in cui mancano: Chirurgia, Cardiologia, Ortopedia, Anestesia e Rianimazione. Si è anche chiesto che il Pronto Soccorso e la Direzione Sanitaria, dato il ruolo che il “S. Giacomo” sta svolgendo, tornino ad essere Strutture Complesse con un proprio Direttore. Segnalate anche la carenza di personale infermieristico e l’emergenza che sta registrando il Pronto Soccorso. Ruscitti sta valutando la possibilità di un ampliamento della pianta organica.

 

Medicina Territoriale. A Ruscitti è stata segnalata l’esigenza di potenziare ed incrementare i servizi territoriali se si vuole fare prevenzione. Il direttore ha preso atto della situazione e è impegnato a trovare delle soluzioni. Per quanto concerne l’Assistenza domiciliare integrata (considerata la carenza di personale da destinare a tale servizio), si sta pensando di affidarla alle cooperative.