Monopoli Libera

l'informazione monopolitana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il consigliere comunale Indiveri (Pd) spara nel mucchio per la vicenda dell’area ex cementeria

Nel mirino: le amministrazioni di centrodestra, le forze politiche, l’opinione pubblica e l’informazione, ma niente nomi (tranne uno)

 

A distanza di giorni dal via libera della Conferenza di Servizi all’accordo di programma relativo all’area dell’ex cementeria (ora l’iter prosegue con l’esame del progetto da parte della Regione Puglia e del consiglio comunale di Monopoli), il consigliere comunale del Partito Democratico Feliciano Indiveri ha inviato una nota su quello che lui definisce un “incredibile pasticcio urbanistico” trovando occasione per attaccare le amministrazioni di centrodestra che continuano a governare la città, le “tante” forze politiche che sono mancate, l’opinione pubblica che è stata “distratta” e, dulcis in fundo, “un’informazione asservita e a volte scandalosamente reticente”. Fin qui nessun nome e cognome. A fine nota, però, Indiveri snocciola il nome del consigliere comunale Papio, scrive di “alcuni uomini del Pd” e di una testata giornalistica che ha cadenza mensile: “le uniche voci distoniche di questi anni lasciate maledettamente sole”. E allora? Avremmo preferito che nomi e cognomi venissero resi noti anche per chi fa informazione “asservita e reticente”. (Nardo Stama).

 

Di seguito la nota di Indiveri.

 

“La travagliata vicenda dell’area dell’ex Cementificio pare avviarsi verso una salomonica conclusione, non tanto perché essa possa reputarsi assolutamente equilibrata e completamente rispondente a tutte le esigenze che l’utilizzo dell’area invocavano, ma perché giunge al culmine di un percorso accidentato e convulso, dove pare che il consenso sia frutto della rassegnazione e della resa, piuttosto che della consapevolezza e delle scelte meditate. Sembra, insomma, che tutti i protagonisti di questo incredibile pasticcio urbanistico si siano infine arresi all’ineluttabile prevalenza del minor danno. E come al solito in articulo mortis si levano voci arrabbiate, si ridestano dal torpore voci sopite, si assiste al triste balletto del presenzialismo dell’ultim’ora, come in un copione consumato in cui ognuno recita la sua parte, ipocritamente. Eppure in questi dieci anni c’è stato il tempo e ci sono state le occasioni per modificare le cose, per migliorare le scelte, per imporre soluzioni. Forse è mancato il coraggio di chi oggi, tardivamente, grida allo scandalo, è mancato il sostegno di un’opinione pubblica distratta, lo spirito critico di un’informazione asservita e a volte scandalosamente reticente, non si è vista la presenza di molte, tante, forze politiche, ma soprattutto ha brillato l’insipienza delle due ultime amministrazioni che hanno recitato la parte di osservatore disinteressato, sempre pronto ad approvare l’ultima versione dei tanti progetti presentati. E già. Perché il Comune di Monopoli ha approvato senza sollevare obiezioni i primi progetti presentati dai privati, ha esultato per la Rambla, ha tollerato i 56 mila metri quadri, ha condiviso il trasferimento di 20 mila metri quadri in contrada Lamalunga. Insomma i nostri solerti amministratori, in singolare sintonia emotiva con alcuni organi di informazione e nel silenzio generale di tanti esponenti politici, vecchi e nuovi, hanno sempre esultato al cospetto di ogni eccesso, di qualsiasi sconfinamento, ignorando obbrobri e persino soprusi, confondendo diritti legittimi con imbarazzanti concessioni. Eppure alcune voci in questi anni hanno cercato di sollevare il triste velo di reticenza, subordinazione, misera sudditanza, contrastando sin dall’inizio le gravi lacune normative e progettuali dei vari interventi proposti, lamentando l’assenza di tutela degli interessi pubblici, promuovendo un’informazione seria e completa, incalzando l’amministrazione comunale e gli organi di tutela, sino ad arrivare ad una delibera di consiglio comunale che avrebbe dovuto segnare una svolta nel complesso iter amministrativo che ha contrassegnato la vicenda e che purtroppo molti hanno ignorato e trascurato, persino nell’ultima campagna elettorale. Ora, al fine corsa, si oscilla tra gli urrà di amministratori e giornalisti prezzolati e i distinguo di chi invoca tardivamente rimedi e soluzioni fuori termine, sperando ancora una volta che sovrintendenze o solerti e rigidi funzionari possano rimediare laddove la politica, l’opinione pubblica e un’informazione libera hanno fallito, consegnandosi mani e piedi alla pur legittima iniziativa privata. E allora non si dolgano i vari protagonisti dell’ultimo scorcio di un vecchio film, se in uno slancio di verità, e pur consapevoli di un irrimediabile finale già scritto, ci permettiamo di ricordare a tutti, anche agli ultimi arrivati, che le uniche voci distoniche di questi anni, il consigliere Papio, alcuni uomini del PD, il mensile il Maestrale, sono state lasciate maledettamente sole e ora è troppo tardi per porre rimedio”.