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Postazioni Poct e 5 mila kit per avviare l’indagine epidemiologica anti-Sars Cov2 in otto ospedali: c’è anche il ‘San Giacomo’

Il Point-of-care testing sarà posizionato nel nosocomio monopolitano entro fine aprile

 

Pronti i primi 5mila kit e 8 postazioni POCT per avviare l’indagine epidemiologica anti-Sars Cov2 in otto degli ospedali della ASL Bari. Dopo l’avvio della ricerca sul personale del 118, con circa 700 test rapidi cromatografici in via di somministrazione, ora il campo d’indagine si allarga su base volontaria a tutto il personale degli ospedali, in modo da sondare e valutare l’effettiva circolazione del virus. Il primo Point-of-care testing (POCT) è stato già posizionato nell’Ospedale ‘Di Venere’ di Carbonara (anche a servizio del PPA di Triggiano), mentre gli altri sette saranno consegnati la prossima settimana ai presidi del San Paolo-Bari, Altamura, Molfetta, Corato, Monopoli, Putignano e Terlizzi. Una volta completato il dispiegamento di tutti i POCT e dei kit, forniti dalla Protezione Civile regionale – informa un comunicato stampa della Asl - si potrà avviare l’analisi. I campioni sierologici saranno raccolti dai medici competenti dei singoli ospedali, coordinati dal dr. Franco Polemio, responsabile del Servizio di Sorveglianza Sanitaria e Radioprotezione Medica - Medicina del Lavoro della Asl barese. Il test è di facile e rapida esecuzione: basta una gocciolina di sangue posizionata su una piastrina, con l’apposito reagente, e l’apparecchiatura ne dà ‘lettura’ in dieci minuti. I risultati vengono poi controllati e validati dai responsabili dei laboratori di analisi. Edmondo Adorisio, direttore dell’Unità operativa di Patologia Clinica del ‘Di Venere’, rimarca alcune particolarità importanti: “stiamo sperimentando – spiega - un sistema rapido per la valutazione delle immunoglobuline di classe G e M specifiche per il Covid-19, con metodica in immunofluorescenza. E’ il primo sistema di POCT in Italia dedicato alla ricerca del virus del Covid-19 e la ASL Bari è la prima ad impiegarlo su vasta scala e in rete, con la possibilità di validare gli esiti in remoto, oltre che nei singoli laboratori. Avere un sistema di tipo semi-quantitativo significa non solo individuare la presenza delle immunoglobuline, ma anche poterne misurare la quantità. Soprattutto si tratta di un’indagine valida a fini epidemiologici, perché possiamo analizzare la popolazione sanitaria e, quindi, migliorare i livelli di sicurezza degli ospedali”. Test rapidi utilissimi, insomma, per andare alla ricerca delle tracce del virus proprio nei luoghi e nei soggetti più esposti. Con la prossima consegna di altri 5mila test dalla Protezione Civile, per un totale di 10mila, la ASL Bari potrà ampliare ulteriormente il campo d’indagine, passando dagli ospedali a tutte le altre strutture sanitarie e, sempre su base volontaria, anche a tutti i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale.