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Molestie olfattive: la lettera-denuncia, sottoscritta da 117 tra medici ed operatori sanitari, inviata alla Procura della Repubblica

Si chiede di disporre ulteriori indagini alla ricerca delle fonti inquinanti che provengono dalla zona industriale 

 

E’ stata inviata nel pomeriggio di oggi 27 aprile alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Bari la lettera-denuncia redatta dai medici monopolitani Claudio Licci e Claudio Lotesoriere e sottoscritta da 117 tra medici e operatori sanitari con la quale si chiede di “disporre ulteriori ed opportuni accertamenti” sulle molestie olfattive che da tempo si registrano nell’intero territorio di Monopoli e che provengono dalla zona industriale. Miasmi che sono continuati anche dopo il sequestro, eseguito dai militari della Guardia Costiera di Bari ed avvenuto il 6 aprile scorso, dello stabilimento Pipeplast, accusato di procurare gravi danni ambientali. Come a dire: ci sarebbero altre imprese che hanno diffuso “odori nocivi addirittura più intensi, tanto da destare preoccupazione tra molti cittadini, anche in zone diverse della città”. “In particolare – è stato evidenziato nella denuncia si avvertiva la diffusione di sostanze altamente irritanti ed insopportabili, tanto da rendere difficoltosa la respirazione all’aperto”. In quei giorni, si fa notare nella petizione, “le centraline di monitoraggio ambientale hanno rilevato livelli di particolato fine (PM2,5) superiori ai valori limite stabiliti dalla normativa per la protezione della salute umana (25 g/m3), così come si evince dai dati diffusi dall’ARPA”. “I PM2,5  - si puntualizza – sono polveri sottili, provenienti prevalentemente dai processi di combustione, tra cui quelli derivanti da motori di auto e motoveicoli, da impianti per la produzione di energia e da diversi processi industriali e numerosi studi di laboratorio ed epidemiologici hanno dimostrato la correlazione patogenetica tra l’esposizione ad alti livelli di PM2,5 e diverse patologie, soprattutto malattie respiratorie e malattie tumorali”. Insomma, dati allarmanti “se si considera che lo sforamento dei limiti di PM2,5  è stato accertato in un periodo in cui il traffico veicolare, in ragione delle disposizioni governative per l’emergenza COVID-19, è stato minimo”. Di qui la richiesta alla Procura di svolgere “ogni ulteriore indagine per identificare tutte le possibili fonti inquinanti, dovendo plausibilmente ritenere che la fonte dei fenomeni inquinanti olfattivi non è da imputare solo all’azienda oggetto del sequestro, ma probabilmente anche altre”.