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L’opinione/Gli effetti della sentenza della Consulta sul Piano Casa: indispensabile redigere d’ufficio la variante al Pug

La soluzione prospettata da un lettore per mettere d’accordo: politici, imprenditori, tecnici e cittadini

 

Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Franco Muolo, ex funzionario dell’Ufficio Tecnico del comune di Monopoli, a proposito della sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittimità di alcuni articoli della legge regionale sul cosiddetto Piano Casa. Di seguito il testo della lettera che ci ha inviato in redazione.

“Come si sa la Corte costituzionale, con sentenza n. 70 del 9 marzo scorso, ha limitato la edificazione del Piano Casa della Regione Puglia. Ad una prima interpretazione dei numerosi interventi di ‘specialisti’ locali, che a suo tempo piovevano da destra a manca, sembrava che si volesse a tutti i costi costruire case per civili abitazioni, con aumenti volumetrici fino al 35% di quelle esistenti, dappertutto e, a Monopoli, anche in aree industriali e artigianali, contro ogni divieto del Piano urbanistico generale vigente. Le limitazioni della Consulta vertono (giustamente) sulla possibilità di riedificare, con la maggiore consistenza volumetrica (35% in più), esclusivamente sull'area di sedime degli edifici esistenti. Ripeto, giustamente, perchè non vorrei per niente immaginare quanti e quali diritti di terzi confinanti verrebbero calpestati se la nuova edificazione si espandesse nel resto del lotto di ciascuna pertinenza terriera. La soluzione? Credo che vada redatta d'ufficio e con urgenza una variante al Pug in vigore, per trovare l'espediente tecnico ideale che metta d'accordo la politica e la società civile. Se poi si aggiunge​ la istituzione del Parco naturale (Costa Ripagnola), adottato dalla stessa Giunta regionale pugliese, lungo la fascia costiera da Polignano a Monopoli, che andrebbe a ‘complicare’ ulteriormente le previsioni edificatorie del Piano Casa, approvato dal (nostro) consiglio comunale, in quanto si sovrappone in gran parte sulla zona industriale nord-est, dal viale Aldo Moro verso mare, con inizio da cala Incina fino al lido Pantano escluso, significa che, con la recente sentenza della Consulta, siamo messi male. Al di là della necessità di continui aggiornamenti della normativa e della cartografia, man mano che il tempo passa e alla luce​ della brutta situazione sanitaria in atto, mi chiedo se non sia proprio ora il caso di una rivisitazione totale e ripartire da zero. Intendo dire che serve la variante al Piano urbanistico generale ormai generalmente ‘sconvolto’ dalle suddette sovrapposizioni di diversa natura. So che il momento non è propizio, ma per lo meno si faccia un esame di coscienza, si risponda ai cittadini anche sulle questioni d’interesse collettivo quali le opere pubbliche, la zona industriale che sta entrando in città o se si vuole la città che si sta espandendo nella zona industriale, il rebus della rete viaria, il verde sempre insufficiente, il mare e i suoi discutibili scali a farsi, e soprattutto si dica qualcosa in più sull’aria che respiriamo. Tutelare la vivibilità della popolazione residente, attuale e futura, salvaguardando la salubrità dell’ambiente, credo sia un atto assolutamente imprescindibile per un Pug che si rispetti. Chiedo scusa per l’insistenza ma deve pur esserci in questo nostro paese qualcuno che dica chiaramente che un piano regolatore è, sì, uno strumento politico. Ma che per essere bene accetto dalla popolazione ed esplicare i suoi effetti benefici dovrà affondare le sue radici sulla conoscenza basilare del territorio in senso tecnico e sul rispetto della funzionalità delle sue antiche infrastrutture faticosamente realizzate dai nostri avi.​  Con ciò vorrei dire che le vie del Signore sono infinite e che la redazione​ della variante d'ufficio al Pug potrebbe configurarsi come la soluzione ideale per mettere tutti d'accordo: politici, imprenditori, tecnici e cittadini”.