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Pericoloso sgrottamento sotto la banchina di Porto Vecchio: a rischio il distanziamento dei pedoni, imposto dalle misure anti-contagio

L’intervento di riparazione spetta all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale ma di mezzo c’è sempre la burocrazia

 

Da più parti si sente spesso raccomandare i cittadini italiani ad essere responsabili e ad osservare il distanziamento sociale come prevenzione anti contagio da Covid-19. Poi, però, si scopre almeno la poca responsabilità da parte di alcuni Enti pubblici nel risolvere un problema che non appare insormontabile. Basterebbe un po' di sensibilità, celerità e, soprattutto, volontà di chi ha competenza per salvaguardare la pubblica incolumità. Nella fattispecie il problema è rappresentato dallo sgrottamento di un tratto (nella foto) di banchina del Molo Margherita, lato via Porto Vecchio di Monopoli, scoperto da alcuni armatori di pescherecci e segnalato al locale Ufficio Marittimo Circondariale che ha provveduto ad emanare un’ordinanza che porta la data del 25 marzo scorso e che dispone l’interdizione parziale del passaggio dei pedoni con l’installazione di una barriera di materiale plastico (simile al new jersey) che impedisce di avvicinarsi alla parte più prossima al mare. Per risolverlo occorrerebbe colmare lo sgrottamento con cubotti di materiale lapideo e l’intervento spetta all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, avvisata a sua volta dall’Ufficio Marittimo. Da allora sono passati due mesi e finora dei lavori neppure l’ombra. Se nel primo mese e mezzo il passaggio dei pedoni è stato sporadico a causa del lockdown, ora quel tratto di banchina è tornato ad essere molto frequentato non solo da monopolitani ma anche da forestieri e qualche turista. Considerato che la larghezza sul tratto pedonale è di 1 metro e 20 centimetri, come è scritto nell’ordinanza, è evidente che il rispetto del distanziamento è fortemente a rischio. Dall’Ufficio Marittimo fanno sapere che la situazione non è particolarmente pericolosa e che l’Autorità ha definito i lavori ‘di somma urgenza’. Di mezzo, però, c’è sempre la stramaledetta burocrazia che allunga i tempi d’intervento. (N.S.)