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Il caso del senegalese, allontanato dall’androne dell’ex scuola G. Modugno, provoca due distinti comunicati dei partiti di minoranza. Perché?

Da un po' di tempo a questa parte si fa fatica a ritrovare una nota congiunta degli otto consiglieri di opposizione   

 

Su non poche questioni i partiti di opposizione a Monopoli hanno visioni diverse. Probabilmente continuano a viaggiare su binari differenti e si sa i binari non confluiscono mai. E allora ci si chiede: quando avverrà la convergenza? In quest’ultimo periodo di lockdown, poi, sono accadute situazioni che hanno visto gli otto consiglieri di minoranza prendere, attraverso i rispettivi comunicati stampa, posizioni differenti. Non elenchiamo le note diramate agli organi di informazione perché sarebbe stucchevole. Ma basta l’ultimo esempio: il caso del cittadino senegalese fatto sgomberare venerdì 29 maggio, con un blitz congiunto di agenti della Polizia di Stato e della Polizia municipale, dall’androne dell’ex Istituto G. Modugno, dove da tempo l’uomo di colore e senza fissa dimora aveva trovato rifugio. Sulla vicenda si registrano, nella giornata dell’1 giugno, due distinti comunicati stampa: il primo a firma di cinque consiglieri comunali di tre Liste Civiche: Cecilia Matera, Silvia Contento e Carlo Maria Maione (‘Contento per Monopoli’), Claudio Licci (‘Monopoli Civica’) e Francesco Tamborrino (Insieme per Monopoli), l’altro firmato da Giovanni Schena, portavoce del Movimento ‘Manisporche’, rappresentato in consiglio comunale da Angelo Papio. Abbiamo parlato di ‘distinti’ comunicati stampa e non aggiungiamo altro. Il giudizio da trarre lo lasciamo volentieri a chi li leggerà.

 

La nota dei ‘Civici’. I cinque consiglieri ‘civici’, nello stigmatizzare l’episodio, hanno presentato una interrogazione urgente al sindaco Angelo Annese per conoscere, è scritto nel comunicato stampa, “le motivazioni dell’intervento e se e in che modo, prima di intervenire, siano state organizzate misure o percorsi di sostegno e individuate sistemazioni alternative finalizzate a garantire un riparo al suddetto soggetto e a prevenire e contrastare fenomeni di emarginazione o devianza, considerata anche la evidente vulnerabilità della persona fatta oggetto di sgombero; il perché della mancata presenza sul posto da parte di operatori del Servizio sociale professionale e se e in che modo l’intervento è stato preventivamente coordinato con la Struttura dei Servizi sociali comunali; se e in che modo il suddetto soggetto è stato interessato e seguito negli anni dal Servizio sociale professionale locale e/o da altri Enti di ciò incaricati, e con quali esiti; se il Comune conosca se vi siano e chi sono altre persone ‘senza dimora’ presenti nell’ambito cittadino e/o costrette a soluzioni ‘di fortuna’ tali da ledere la dignità umana, e quali siano gli interventi garantiti finalizzati al superamento di tale grave condizione”. Detto questo, i cinque consiglieri comunali sollecitano il sindaco, dopo aver rivolto analogo invito anche all’Assessore ai Servizi sociali Ilaria Morga “ad adottare misure urgenti finalizzate a predisporre ogni più idoneo percorso di sostegno socio/sanitario in favore della persona e a provvedere con urgenza alla individuazione di soluzioni alternative finalizzate a garantirne un riparo dignitoso, attesa la ripetuta evidente condizione di vulnerabilità e fragilità che caratterizzano il soggetto”.

 

La nota di Manisporche. Il Movimento Manisporche comincia il comunicato ringraziando proprio l’assessora Morga “per la sensibilità mostrata nell’accogliere l’invito ad adoperarsi in tutti i modi per evitare al cittadino senegalese Mohammed il Trattamento Sanitario Obbligatorio quale soluzione risolutiva per il suo allontanamento definitivo dal sito”. Poi si citano le “difficoltà incontrate dall’Assessora per trovare un’idonea sistemazione - prima presso un alloggio provvisorio poi presso un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione)”. A questo punto, nella nota, si tirano in ballo i Servizi Sociali (‘generici’: chi? il personale? n.d.r.) e ci si chiede “se abbiano attuato le procedure più idonee normalmente utilizzate dai Comuni, in particolare l’intervento dei mediatori culturali e di altre competenze professionali, per consentire all’ospite di prendere pienamente coscienza della situazione”. “La riconosciuta innocuità della persona, confermata dagli operatori del CSM (Centro di Salute Mentale) – prosegue la nota - non può in alcun modo consentire l’impiego di soluzioni drastiche, date ormai per imminenti”. “Certi della volontà dell’assessora di portare a buon fine tale impegno – conclude Manisporche -  auspichiamo da parte degli uffici competenti, delle associazioni di volontariato e di tutti i cittadini che hanno mostrato tanta attenzione al caso in queste ore, che non verrà meno nessuno dei passaggi possibili per evitare a Mohammed l’internamento psichiatrico forzato”.(Nardo Stama)