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Omicidio preterintenzionale e non volontario: restano in carcere i due minorenni che hanno causato la morte del pensionato Dibello

Lo ha deciso il Gip che ha escluso il tentativo di omicidio (nei confronti di Aversa) e il movente della rapina

 

Non più omicidio volontario e tentativo di omicidio a scopo di rapina ma solo omicidio preterintenzionale: con questa accusa restano in carcere i due minorenni incensurati monopolitani che hanno spinto in mare il 78enne Giuseppe Dibello, che è morto per annegamento (lo ha accertato l’autopsia),  e il suo amico Gesumino Aversa, che si è salvato. Lo ha deciso il Gip del tribunale per i minorenni di Bari, Riccardo Leonetti sulla base degli elementi forniti dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei carabinieri e dopo l’interrogatorio al quale erano stati sottoposti i due ragazzi nella giornata di venerdì 5 maggio. Durante tale interrogatorio il 17enne aveva confessato di aver spinto in acqua i due anziani “per uno scherzo”, insomma una sorta di bravata, scagionando il suo amico 15enne. Ma il Gip ha confermato la misura detentiva dei due minorenni nell’Istituto Fornelli di Bari con l’accusa, appunto, di omicidio preterintenzionale escludendo il movente della rapina. La morte di Dibello era avvenuta nel pomeriggio di martedì 2 maggio lungo la scogliera di Cala Verdegiglio, a poche centinaia di metri dallo stadio.