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Il marittimo monopolitano Leoci assolto per una richiesta di contributo economico al Comune

La Corte d’Appello di Bari ha ribaltato la sentenza di primo grado del tribunale, che lo aveva condannato 

La Corte d’Appello di Bari ha assolto il 52enne marittimo monopolitano Vito Leoci, accusato di minacce continuate nei confronti del dirigente del comune di Monopoli Lorenzo Calabrese e condannato in primo grado a quattro mesi e 10 giorni di reclusione (pena sospesa). La terza sezione penale della Corte d’Appello, presieduta da Adolfo Blattmann D’Amelj (consiglieri Vito Fanizzi e Margherita Grippo), ha ritenuto Leoci “non punibile” perché si tratta, è scritto nel dispositivo della sentenza, di un “fatto di particolare tenuità”. Il collegio ha tenuto presente, tra l’altro, lo stato di incensurato e di “profonda indigenza e contrizione morale” del marittimo monopolitano, che aveva perso il lavoro a causa del suo precario stato di salute ed aveva chiesto un contributo economico al comune per poter sostenere la moglie e i due figli. Di qui la sua assoluzione, che rientra nell’alveo dell’articolo 131 bis del codice penale (appunto “non punibile per la particolare tenuità del fatto”). La vicenda processuale si riferisce a due episodi accaduti il 21 novembre del 2011 e il 3 aprile dell’anno successivo. C’è da ricordare che Leoci, tempo fa, è stato assolto (perché il fatto non costituisce reato) in un altro processo svoltosi davanti al giudice monocratico del tribunale di Bari Chiara Civitano per un’altra vicenda (periodo aprile 2012-marzo 2013) che lo vedeva contrapposto all’assessore ai servizi sociali dell’epoca Giuseppe Campanelli. “Le due vicende per le quali sono stato assolto – commenta Leoci – mi hanno, comunque, rovinato la vita”.