Monopoli Libera

l'informazione monopolitana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel sudest barese sgominato clan dedito al traffico e spaccio di droga: nove persone in carcere, altre due agli arresti domiciliari

L’operazione è stata eseguita nella notte dai carabinieri della Compagnia di Monopoli 

 

E’ stato necessario ricorrere ad un’autocolonna (sei-sette vetture) dei carabinieri della Compagnia di Monopoli per arrestare 11 persone residenti tra Mola di Bari, Noicattaro, Putignano e Conversano tutte accusate di far parte di un sodalizio dedito al traffico di droga con a capo la famiglia Macchia di Mola di Bari. Delle undici persone, nove sono state tradotte in carcere a Bari mentre le restanti due sono state collocate agli arresti domiciliari. Devono rispondere dei reati di associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e di violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale. Il blitz si è svolto nella notte appena trascorsa. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari. Durante le attività investigative i carabinieri hanno arrestato in flagranza 5 soggetti, sequestrato 27 chilogrammi di hashish, 750 grammi di cocaina, 12 mila euro in contanti, nonché ricostruito plurimi episodi di spaccio al minuto. L’operazione, convenzionalmente denominata ‘stain’, è il risultato di un’indagine avviata nel 2018 dalla Tenenza Carabinieri di Mola di Bari, sviluppata mediante attività tecniche (intercettazioni telefoniche, ambientali e telecamere) e dinamiche (servizi di pedinamento, perquisizioni e sequestri) che hanno consentito di documentare: l’operatività di una associazione criminale basata su una solida organizzazione piramidale e su una rigida ripartizione di ruoli. Il capo indiscusso del sodalizio è stato individuato in Lorenzo Macchia, di 49 anni, che ha continuato ad esercitare la reggenza anche nel periodo di detenzione carceraria,ammonendo gli altri sodali ad attenersi scrupolosamente alle sue decisioni. I suoi fedelissimi erano rappresentati dai componenti del nucleo familiare, ovvero i figli, che svolgevano la funzione di cassieri dei proventi, mentre la moglie interveniva per risolvere problematiche gestionali dell’associazione. L’organizzazione, a sua volta, faceva riferimento a due canali di approvvigionamento, uno a Putignano, nella persona di Marco Pesce di 39 anni e l’altro a Noicattaro, rappresentato da Nicola Marinelli di 51 anni, ritenuti, in virtù del loro spessore criminale, in grado di garantire un regolare flusso di stupefacente necessario a soddisfare la clientela. La base logistica ed operativa era costituita dall’abitazione del capoclan, sita in una palazzina nella zona centrale di Mola di Bari, trasformata in un market della droga, all’interno della quale veniva tagliata la sostanza e dove i clienti si recavano per acquistare, ricevendo assicurazione sulla qualità della merce. L’afflusso alla piazza di spaccio era gestito da vedette, le quali si accertavano dell’assenza in zona di pattuglie delle forze di polizia ed in seguito, mediante un dispositivo laser, segnalavano il via libera agli acquirenti. A quest’ultimi, tra l’altro, durante l’uscita, era imposto di tenere la sostanza nelle cavità orali e di ingoiarla in caso di fermo. Non mancavano le minacce nei confronti dei clienti insolventi, messe in atto dai sodali incaricati del recupero crediti. Oggetto di intimidazioni erano altresì gli abitanti del quartiere estranei ai traffici illeciti, costretti ad assistere in silenzio al via vai di persone. In una circostanza il gruppo ha progettato di incendiare l’autovettura o scrivere una lettera intimidatoria nei confronti di un vicino di casa sospettato di aver avvisato le forze dell’ordine.