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‘L’impero dell’avvenire’: ecco il poemetto scritto dal giornalista monopolitano Fabio Angiulli

L’opera, filosofica e antimoderna, reca la postfazione del professor Antonio Bini 

 

Dopo sei anni dalla pubblicazione del suo primo romanzo ‘Fine dell'Era’, il giornalista monopolitano Fabio Angiulli ritorna con un poemetto dal titolo ‘L'impero dell'Avvenire’.
L’opera, che si configura filosofica e antimoderna, esplica un linguaggio oracolare che rimanda al sacro, alla divinità, snodando l’angoscia dell’io narrante, che interroga Sofia, la Sapienza. Dopo la visione del Tramonto degli immutabili, l’invisibile io narrante prende consapevolezza del Nichilismo come condizione dell’uomo postmoderno, e del nulla che circonda l’esistenza della Storia umana, scoprendo innanzi a lui la visione apocalittica dell’impero dell’Essere in rovina. Muovendosi nella notte chiara del nulla come un fantasma, l’io narrante, fra simboli che rimandano tutti alla stessa conclusione tragica: ossia che la vita umana non ha senso, nel dolore personale ritroverà la forza di esistere; un fondamento etico che lo salverà dal nulla e dalla visione della caduta dell’Impero. La postfazione è stata curata dal professor Antonio Bini.