Monopoli story/Il 28 maggio di 42 anni fa tre monopolitani: capitan Lenoci, il presidente Petrosillo e il tecnico Giliberti realizzano il sogno della promozione in C/2

A Campobasso, sede dello spareggio col Francavilla a Mare, la ‘testa’ della monetina da 100 lire premia la scelta del giocatore biancoverde

 

Il 28 maggio di 42 anni fa, esattamente alle ore 19,27, il ‘capitano-bandiera’ dell’epoca Dino Lenoci (nelle tre foto la sequenza del lancio della monetina da 100 lire da parte dell’arbitro Basile di Siracusa) con un salto liberatorio di gioia annuncia ai tremila tifosi monopolitani presenti sulle gradinate del vecchio stadio di Campobasso, sede dello spareggio col Francavilla a Mare, che la squadra della sua città, il Monopoli, corona il sogno della promozione in C/2. E’ l’apoteosi di una delle pagine più gloriose dell’Associazione Calcio Monopoli, fondata nel 1966 da un altro monopolitano appassionato di calcio e giornalista, oltre che imprenditore edile: Giovanni Vacca, coadiuvato da un gruppetto di amici tutti monopolitani. Tra questi soci-fondatori c’è pure Roberto Giliberti (nella foto in basso a sinistra) che in quel pomeriggio di domenica 28 maggio del 1978 (nella città molisana è festa patronale mentre a Monopoli è in svolgimento la processione del Corpus Domini che, in prossimità della fatidica ora delle 19,27, si ferma per ascoltare dalla voce di Tonio Comes, sulle frequenze di Radio Antenna Monopoli, l’esito favorevole del sorteggio) guida dalla panchina la squadra monopolitana. E’ un trionfo, con relativa grande soddisfazione, anche per lui dopo un’annata di ‘odio-amore’ (condita da incomprensioni, dimissioni, “ma mai intromissioni nella scelta della squadra da mandare in campo” dice oggi Giliberti) con un altro grande artefice della storica promozione: il presidente del sodalizio, monopolitano pure lui, Nicola Petrosillo (nella foto in basso a destra), meglio conosciuto in città come ‘l’americano’ per alcuni suoi trascorsi da emigrante negli Stati Uniti. Un presidente da annoverare tra i più scaltri. Anzi, no! A parere di chi vi scrive 'il Nick' resta il più scaltro presidente della storia calcistica dell'Ac Monopoli. Una scaltrezza, nel senso bonario del termine, utilizzata perché troppo innamorato dei colori biancoverdi (lo conferma sempre Giliberti). Due episodi sono la testimonianza di profondo attaccamento ai colori sociali e che valgono per tutti: entrambi accaduti nel giro di pochissimi giorni e che risulteranno decisivi per la disputa dello spareggio col Francavilla a Mare. Il giovedì del 18 maggio il Monopoli s’impone per 1-0 (gol di Vaccaro su passaggio del terzino monopolitano Vito Lacitignola) sul Gallipoli nella ripetizione della gara, sospesa il 12 febbraio precedente per il ritiro anticipato negli spogliatoi della formazione salentina dopo che il loro tecnico Orlandi asserisce di essere stato colpito con un bastone da un sostenitore monopolitano che si è appostato dietro la sua panchina. Petrosillo, insieme all’avvocato monopolitano Torino Baldassarre, riesce a trovare le prove che Orlandi ha fatto scena e la Caf, nel dare ragione alla tesi dei monopolitani, ribalta i verdetti del giudice sportivo e della Commissione Disciplinare, decretando la ripetizione del match, poi vinto. Il secondo episodio avviene il sabato 20 maggio alla vigilia dell’ultimo match che il Monopoli disputerà il giorno dopo a Manfredonia. La squadra è in ritiro nel solito albergo a Torre Egnatia e attende l’arrivo di Petrosillo per la corresponsione di alcuni premi. I giocatori non vedendolo arrivare decidono di lasciare il ritiro e pernottare in un’altra pensione che ha sede in città. A mezzanotte, nella sede del club, c’è un ultimo tentativo di risolvere la vertenza ma l’incontro tra dirigenti e rappresentanti della compagine non sortisce l’effetto desiderato. Petrosillo minaccia di andare a Manfredonia con la squadra Berretti, che viene reclutata. L’indomani il braccio di ferro finisce e il Monopoli va a vincere per 2-0 anche a Manfredonia. Poi ci sarà il trionfo di Campobasso. L’odio-amore, fatto di dimissioni e richiami in panchina del tecnico ma anche di ripicche e polemiche del presidente, andrà avanti nei due anni successivi. Poi i due prenderanno strade diverse. Ora a distanza di 42 anni eccoli insieme in piazza a ricordare il passato con un po' di nostalgia. (Nardo Stama)