
Puntualmente ogni anno la cerimonia dell’anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo a Monopoli viene caratterizzata dalle polemiche. Ad innescarle questa volta è il vice presidente del consiglio comunale Alessandro Scisci (nella foto a sinistra) che sui social ha dichiarato per il 25 aprile “non ho nulla da festeggiare” accompagnando il messaggio con una ‘faccetta nera’. La vicenda è stata oggetto di un articolo pubblicato sull’edizione barese di Repubblica. Di qui la presa di posizione della consigliera comunale di ‘Manisporche’ Mariangela Mastronardi che, in una nota, ha annunciato che nel prossimo consiglio comunale di mercoledì 29 aprile chiederà conto all’interessato di queste parole social rilasciate. “C’è qualcosa di profondamente sbagliato e incoerente e francamente inquietante – afferma la Mastronardi – nel vedere un consigliere comunale che strizza l’occhio a una memoria storica distorta e apertamente revisionista. Il 25 aprile non è una ricorrenza ‘di parte’, ma il fondamento stesso della nostra democrazia. Dire di non avere nulla da festeggiare significa, di fatto, prendere le distanze da ciò che ha reso possibile l’esistenza delle istituzioni che oggi si rappresentano. È una contraddizione che, chi ricopre un incarico pubblico, non può e non deve ignorare”. Ancora più grave – aggiunge – è il contesto: mentre il consigliere si esprime in questo modo, la maggioranza che governa il Comune di Monopoli celebra la giornata mettendo al bando ‘Bella Ciao’ — simbolo universale della Resistenza — e scegliendo invece ‘Il Piave mormorò’. Una scelta politicamente significativa: si sostituisce un canto legato alla lotta contro il fascismo con uno che appartiene a tutt’altro contesto storico, evitando accuratamente il riferimento diretto alla Liberazione dal nazifascismo e al sangue che partigiane e partigiani, ancora giovanissimi, versarono”. Non si tratta di imporre un pensiero unico – conclude Mastronardi – ma di riconoscere che ci sono date e simboli che definiscono un perimetro condiviso. Quando chi amministra una comunità sembra metterlo in discussione — tra ambiguità, omissioni e provocazioni — il problema non è più solo politico, ma culturale e istituzionale. Chi rappresenta i cittadini dovrebbe avere almeno la consapevolezza del peso delle proprie parole e dei propri gesti. Perché il 25 aprile non è un’opzione: è una responsabilità storica”.