
La vicenda della realizzazione a Monopoli di un oleodotto da parte di Magazzini Generali Italiani del Gruppo Marseglia, offre lo spunto all’ex consigliera comunale del Movimento 5 stelle, Sonia Cazzorla di lamentare la mancanza di “un controllo serio della qualità dell’aria e delle falde nella nostra città”. Nel merito del progetto, che prevede un sistema integrato per il trasporto e lo stoccaggio di oli vegetali e scarti da bruciare nella centrale a biomasse, con un oleodotto che dal porto, con cinque boe galleggianti, dovrebbe arrivare alla zona industriale di via Baione, Cazzorla sottolinea che “il problema per me è Marseglia, non è l’oleodotto. Il tubo interrato ridurrebbe il traffico su gomma, ma non risolve il nodo principale: bruciare più biomasse liquide per produrre più energia — con un incremento produttivo che il proponente non ha nemmeno quantificato nei suoi elaborati — senza un sistema di controllo pubblico, continuo e indipendente su aria e falde. È questo il punto. Un impianto che aumenta i propri volumi di lavorazione senza che nessuno sia in grado di misurare le ricadute sulle emissioni in atmosfera e sulle acque sotterranee non dovrebbe poter ottenere alcuna autorizzazione”. “Non essendo un tecnico del settore – continua l’ex consigliera – mi fido delle osservazioni presentate dall’ingegnere ambientale e della sicurezza, Giuseppe Deleonibus che ha analizzato gli elaborati del SIA individuando una serie di questioni che il proponente non ha ancora chiarito in modo soddisfacente. Tra tutte, due, secondo me, emergono con particolare urgenza: l’incremento produttivo non è quantificato. Il progetto non fornisce alcun dato sull’effettivo aumento di attività dell’impianto. Eppure è proprio da questa variabile che dipende tutto il resto: più lavorazione significa più traffico navale, più emissioni, più pressione sulle falde. Senza sapere di quanto cresce la produzione, qualsiasi valutazione di impatto ambientale resta un esercizio teorico privo di fondamento. E poi c’è la qualità dell’aria che è il punto più critico. La modellazione dispersionale degli inquinanti e delle ricadute sui recettori è incompleta — lacuna già rilevata formalmente dalla Regione Puglia — e la documentazione acustica risulta insufficiente. Siamo di fronte a un impianto che aumenta i propri volumi in una città ad altissima densità turistica e residenziale, e il SIA non è in grado di rispondere alla domanda più semplice: Qual è la variazione netta delle concentrazioni di inquinanti presso i recettori nello scenario post-operam? La qualità dell’aria migliorerà o peggiorerà?”. Cazzorla ricorda che “durante la scorsa consiliatura — faticosamente, ma con risultati concreti — ero riuscita, come consigliere comunale, a far stanziare 70.000 euro per i primi carotaggi esplorativi a valle dell’impianto Marseglia, finalizzati a verificare lo stato delle falde e avviare finalmente un sistema di monitoraggio strutturato. Dopo la mia mancata rielezione, a giugno 2023, quei fondi sono stati immediatamente stornati, vero Sindaco Annese? Del monitoraggio di aria e falde non si è più parlato, come se il problema fosse scomparso insieme al mio mandato. Quella storia dice tutto. Non è mai stato un problema tecnico, di risorse o di fattibilità. È sempre stata una scelta politica: evitare un monitoraggio ambientale serio e completo, per tenere i cittadini all’oscuro della qualità dell’aria e delle falde del territorio monopolitano. Di fronte a queste domande senza risposta e a questa storia, la mia posizione non cambia: ogni autorizzazione deve essere subordinata a: Centraline ARPA fisse di tipo industriale per il monitoraggio permanente della qualità dell’aria nella zona industriale — con dati accessibili in tempo reale; Monitoraggio pubblico trimestrale delle falde acquifere a monte e a valle dell’impianto; Raccolta e pubblicazione trasparente dei dati epidemiologici relativi alla popolazione residente nell’area. Non si tratta di condizioni straordinarie. Si tratta del minimo che qualsiasi città dovrebbe pretendere da un impianto industriale che cresce, che brucia e che produce sostanze inquinanti”. La nota si conclude con una domanda: “sindaco Annese, quando degnerà la Città di una risposta?”