
Come abbiamo già scritto nella seduta di lunedì 19 ottobre il consiglio comunale di Monopoli ha approvato a maggioranza il Documento Unico di Programmazione. Voto contrario ha espresso Silvia Contento del Partito Democratico che, in una nota, ha spiegato il motivo del suo ‘No’ al Dup. “Il mio voto contrario alla proposta di delibera – afferma – non è per principio, ma di non avallare una programmazione della quale non condivido le priorità e l’impostazione politica, in assenza di un cambio di passo capace di modificare il mio giudizio: una presa di responsabilità nei confronti della comunità, non un atto di formalità”. “Continua, infatti, a emergere – prosegue Contento – una programmazione ricca di obiettivi dichiarati, ma non sempre accompagnata da priorità chiare, tempi certi e risultati adeguatamente documentati. Si ripropongono progetti, si rimodulano obiettivi, si attendono finanziamenti, senza che emerga con chiarezza una visione complessiva della città. Intercettare risorse è importante, ma non basta: i finanziamenti devono essere al servizio di un progetto politico, non diventare il progetto politico stesso. Nel frattempo, Monopoli ha bisogno di servizi efficienti, spazi pubblici curati, una gestione efficace del verde, uffici comunali ben organizzati e interventi capaci di tradurre gli annunci in risultati concreti. Governare significa scegliere, stabilire cosa viene prima, assumersi la responsabilità delle decisioni e avere il coraggio di spiegare anche gli obiettivi mancati”. La consigliera comunale dem pone alcune domande: “Come dovremmo interpretare il silenzio della maggioranza? I quattro consiglieri di minoranza non meritano risposte oppure, una volta raggiunti i numeri necessari per approvare una delibera, il confronto diventa superfluo?”. “Come Partito Democratico – conclude Contento – continueremo a svolgere il nostro ruolo con serietà e determinazione, chiedendo conto delle scelte amministrative e proponendo un’alternativa per la città. Monopoli merita una maggioranza che sappia governare, ma anche metterci la faccia e difendere le proprie decisioni nel merito. Perché il silenzio in aula può essere seguito da molte dichiarazioni sui giornali, ma nessuna rassegna stampa può sostituire il confronto democratico. E avere i numeri per vincere una votazione non significa necessariamente avere le risposte per convincere i cittadini”.