I 40 anni di attività di Goletta Verde: sosta nel porto di Monopoli e riunione nell’Ufficio Marittimo per parlare di reati ambientali

Attenzione rivolta al dissesto idrogeologico

Goletta Verde sta festeggiando il quarantesimo anno di attività di monitoraggio delle acque marine e delle aree costiere lungo le coste d’Italia ed il 3 e 4 luglio scorsi ha fatto tappa nel porto di Monopoli. E’ stata anche l’occasione per un incontro (la foto è di Pino Mirizzi) che si è svolto negli uffici della locale Circoscrizione Marittima durante il quale si è parlato dei reati ambientali e del dissesto idrogeologico, con gli interventi di Marzia Mattioli, portavoce Goletta Verde, Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia, del tenente di vascello Gennaro Moccia, comandante dell’Ufficio Circondariale marittimo di Monopoli e del geologo Giovanni Melchiorre. Il comandante Moccia ha illustrato le azioni di prevenzione e contrasto dei reati ambientali svolte dalla Guardia Costiera ed il geologo Melchiorre, stimolato dalle domande della presidente Salzedo, si è soffermato sul ruolo dell’azione dell’uomo sugli equilibri delle aree costiere, evidenziando come i dissesti (crolli e arretramento delle coste alte, erosione dei sedimenti sabbiosi delle coste basse) siano fenomeni naturali, ma che gli effetti degli stessi possono essere amplificati dalla pressione antropica. Sono stati ricordati due casi emblematici proprio del territorio di Monopoli: il crollo del febbraio 2020 presso un ristorante in località Porto Giardino, che per pura fortuna non ha causato vittime, ma che non ha portato ad alcuna riflessione significativa, al punto che si rincorre ancora l’emergenza che adesso riguarda la strada adiacente; la completa asportazione di un tratto di cordone dunale in località Capitolo-Losciale per far posto agli ombrelloni di uno stabilimento balneare, operazione che può soltanto favorire l’ingressione del mare e l’erosione dell’arenile. È stato sottolineato come il rischio correlato al dissesto idrogeologico dipenda in modo diretto dalla ‘esposizione’, cioè dalla quantità di beni e persone che frequentano territori per i quali è dimostrata una data ‘pericolosità’, quindi, l’aumento della pressione antropica, con il moltiplicarsi di strutture a servizio della balneazione, può soltanto aumentare in modo esponenziale il rischio. Nel dibattito sono stati affrontati temi che meriterebbero una maggiore sensibilità da parte di chi ha la responsabilità di amministrare il territorio. La presidente Salzedo ha anche evidenziato i rischi per la tutela dell’ambiente, che derivano dall’istituzione della Zona Economica Speciale (ZES), che introduce ‘semplificazioni’ degli iter tecnico-amministrativi di autorizzazione di interventi fortemente impattanti sul territorio.