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Una via in memoria di Palmina Martinelli. Il giudice Magrone: un atto concreto contro la violenza sulle donne

La ragazza 14enne di Fasano, con parenti anche a Monopoli, fu arsa viva perché non voleva prostituirsi

 

L’amministrazione comunale di Monopoli ha intitolato una via per ricordare la tragica morte di Palmina Martinelli, la 14enne fasanese (con parenti anche nella città monopolitana) arsa viva perché si rifiutava di prostituirsi. La scopertura della targa è avvenuta il 2 dicembre scorso in occasione del 41mo anniversario del suo decesso, dopo giorni di agonia. La cerimonia si è svolta alla presenza del sindaco Angelo Annese, oltre a parenti e amici della ragazza ed ai rappresentanti di alcune associazioni che hanno voluto perorare la proposta dell’intitolazione della via. Richiesta esaudita senza indugi dall’amministrazione comunale. “Abbiamo finalmente aperto questa nuova strada che guarda il mare – ha detto Annese - come simbolo di speranza che vicende come queste non possano più ripetersi in futuro”. Nell’occasione il Collettivo Teatro Prisma, fondato da Giovanni Gentile (autore e regista) e Barbara Grilli (attrice) ha proposto un estratto della durata di 10 minuti dello spettacolo ‘Palmina-amara terra mia’ dedicato alla triste vicenda della ragazzina fasanese. Infine, è stata letta una lettera di Nicola Magrone, il pubblico ministero che condusse la prima inchiesta sulla morte di Palmina Martinelli, e che sostenne l’accusa nel processo, conclusosi con l’assoluzione degli imputati. Ecco il testo integrale: “Complimenti al Sindaco e all'amministrazione comunale di Monopoli, agli instancabili Giovanni Gentile e Barbara Grilli e a tutti coloro che hanno collaborato a questa iniziativa – ha scritto il giudice - per aver voluto intitolare una via della bellissima città di Monopoli alla piccola Palmina Martinelli, davvero una figura simbolica ormai per il suo coraggio di denuncia e la sua fiducia in coloro che dovevano renderle giustizia. È, questa intitolazione di una via, un atto concreto contro la violenza sulle donne e nella battaglia di civiltà per dare giustizia a Palmina, del quale ringrazio davvero di cuore tutti i protagonisti”. “Bisogna evitare, infatti, - ha proseguito - che il ricordo di Palmina, e di vere e proprie martiri come lei, diventi retorico perché le loro storie drammatiche sono storie vere, di sofferenza. La figura di Palmina è entrata propriamente e tristemente nella mia vita. Ho raccontato tante volte che spesso ho pensato che avevo fatto male a dar corso alla denuncia di Palmina, soprattutto quando - nella sentenza che chiuse il primo processo per l’omicidio – la Cassazione stabilì che gli imputati non erano colpevoli, non perché non fossero stati loro a compiere l’assassinio ma perché l’omicidio non c’era, si era trattato di un suicidio. Questa sentenza equivalse a stabilire che Palmina - una ragazzina di 14 anni che, con grande coraggio, accusava i suoi aggressori - era una calunniatrice: nessuno le aveva fatto male ma si era data fuoco da sé. Palmina, la vittima, finiva condannata per calunnia e uccisa dunque due volte. Un'ombra indelebile sul sistema giudiziario e sulla sua capacità di rendere giustizia alle persone. Noi, durante le indagini, avevamo accertato tutti gli elementi che Palmina aveva fornito. Ma, intanto, in questi 40 anni passati dall’uccisione di Palmina, è stato anche scientificamente e ampiamente dimostrato che non era possibile che Palmina si fosse suicidata; è anche montata la consapevolezza che non si devono difendere sempre i giudici, pure quando non sono all’altezza del loro compito. E in questo caso non furono all’altezza del loro compito”. “Mi riscalda, dunque, il cuore – ha concluso Magrone - sapere che anche a Monopoli una strada viene dedicata a Palmina, una piccola grande martire del potere che, come spesso accade, protetto in un intrigo di spavalderia, dominio del più forte, cinismo e mistificazione, giustifica la sopraffazione del debole. Anche grazie a questa intitolazione, Palmina, la libera e coraggiosa Palmina, sarà percepita sempre più come squarcio di luce che illumina. Un caro saluto a voi tutti”.