
Riceviamo e pubblichiamo una nota del monopolitano Adriano Ippolito, consulente economico e finanziario con studio a Torino.
Per decenni il Mezzogiorno è stato rappresentato attraverso schemi culturali e giudizi preformati che ne hanno condizionato la percezione pubblica e l’azione politica. Questo contributo intende smontare i principali pregiudizi economici che ancora gravano sul Sud Italia — dalla presunta assenza di industria alla scarsa innovazione — alla luce dei dati e delle analisi fornite da SRM (Centro Studi Intesa Sanpaolo). Ne emerge un quadro di dinamismo produttivo, integrazione industriale, crescita tecnologica e ruolo geo-economico strategico del Mezzogiorno, oggi piattaforma essenziale del sistema Italia nel Mediterraneo.
1. Oltre le narrazioni: il Mezzogiorno tra realtà e rappresentazione
Per lungo tempo il Mezzogiorno è stato letto attraverso una lente deformante, che lo descriveva come un’area marginale, assistita e priva di modernità produttiva. Questa rappresentazione, alimentata da pregiudizi sedimentati nel discorso pubblico, ha oscurato la complessità e la vitalità del tessuto economico meridionale. Oggi, le evidenze empiriche invitano a ripensare radicalmente tale immagine, mostrando come il Sud sia un elemento portante della competitività italiana, grazie a infrastrutture logistiche strategiche, un solido apparato industriale e una rete di innovazione in rapida crescita.
2. Pregiudizio n. 1 – “Il Sud è un deserto industriale”
Il primo pregiudizio da superare riguarda la presunta assenza di industria. In realtà, il Mezzogiorno presenta una struttura manifatturiera ampia e articolata, integrata nelle principali catene del valore europee. Se fosse uno Stato dell’Unione Europea, sarebbe la settima manifattura per numero di imprese (474.436). Le filiere cosiddette 4A + Pharma — Alimentare, Abbigliamento-Moda, Automotive, Aerospazio e Biofarmaceutico — generano il 43% del valore aggiunto e quasi il 49% delle esportazioni meridionali. Si tratta dunque di un tessuto industriale vitale, con capacità di innovazione e apertura ai mercati internazionali.
3. Pregiudizio n. 2 – “Investire al Sud non conviene”
Altro mito da sfatare è quello secondo cui l’investimento nel Mezzogiorno sarebbe poco redditizio. Al contrario, ogni 100 euro investiti nell’industria meridionale generano 60 euro di valore aggiunto nel resto del Paese. Questo effetto moltiplicatore testimonia un’elevata interdipendenza produttiva tra Nord e Sud, a beneficio dell’intero sistema economico nazionale. Le regioni meridionali partecipano attivamente alle supply chain nazionali, in particolare nei settori agroalimentare, moda e componentistica, confermandosi motore complementare della competitività italiana.
4. Pregiudizio n. 3 – “Le imprese del Sud sono deboli”
I dati finanziari recenti raccontano una storia opposta: le imprese del Mezzogiorno crescono più della media nazionale e mostrano indicatori di solidità patrimoniale e redditività superiori. Crescita investimenti (2019–2023): +41% Sud vs +36% Italia; Crescita capitale proprio: +50% Sud vs +42% Italia; ROI 3,6% Sud vs 3,4% Italia; ROE 5% Sud vs 4,5% Italia.
5. Pregiudizio n. 4 – “Al Sud si fa poca ricerca”
Negli ultimi anni, il Mezzogiorno ha registrato una crescita esponenziale nelle attività di ricerca e sviluppo. Tra il 2014 e il 2020 le imprese innovative sono aumentate del +51,5%, contro una media italiana del +25%. Anche le start-up innovative hanno registrato un incremento del +27%, con un’occupazione in crescita del +17,2%. Tra i principali poli di eccellenza figurano in puglia: BINP – Politecnico di Bari SprintX – Impact Hub Bari Puglia Sviluppo – Modugno e Casarano Start Factory – Taranto TerraNext, Innovation Hub di Bari.
6. Pregiudizio n. 5 – “Il Sud è periferico”
Il Mezzogiorno non è un confine geografico, ma una cerniera euro-mediterranea che collega l’Europa ai mercati emergenti. L’economia del mare meridionale vale 21 miliardi di euro, mentre il 49% dell’export marittimo nazionale in valore e l’83% in quantità partono dai porti del Sud. Il 40% del traffico Ro-Ro nazionale è originato in quest’area, che ospita 8 dei 10 porti italiani più attivi nel Mediterraneo. Inoltre, il Mezzogiorno produce il 50% dell’energia rinnovabile italiana.
7. Conclusioni – Dal pregiudizio alla consapevolezza
I cinque pregiudizi analizzati costituiscono barriere cognitive che hanno rallentato la costruzione di politiche economiche equilibrate e lungimiranti. Superarli significa riconoscere che il Mezzogiorno non è un territorio da compensare, ma una risorsa strategica per la crescita sostenibile dell’Italia. Il Sud è oggi un laboratorio di industria, ricerca e logistica, e rappresenta la chiave per una nuova centralità italiana nel Mediterraneo.
Nota editoriale
Questo articolo è una rielaborazione critica ispirata al contributo “I cinque luoghi comuni da sfatare sul Mezzogiorno”, di Massimo De Andreis e Salvio Capasso, pubblicato da Bancaria Editrice per SRM – Centro Studi Intesa Sanpaolo. L’analisi proposta dall’autore amplia la prospettiva originaria, ponendo l’accento sulla dimensione culturale dei pregiudizi economici e sul loro impatto nella narrazione pubblica dello sviluppo meridionale.