
Nel bel mezzo dei festeggiamenti in onore della Madonna della Madia nasce una polemica innescata dal discorso fatto dal sindaco Angelo Annese durante l’intronizzazione dell’icona della Protettrice in Largo Plebiscito avvenuta nella serata di giovedì 13 agosto. A prendere posizione sono nove associazioni (Anpi Monopoli sezione ‘Lidia Menapace’, Arci Contrada 100, Associazione Donne per la Città-Presidio del libro di Monopoli, Donne in nero, Ellisse Monopoli, Fly Laboratorio delle Arti APS, Legambiente Monopoli, Progetto Donna, Progetto Zaccheo Puglia- Cristiani Queer) che in un comunicato accusano il sindaco Annese, ‘spalleggiato’ dal Comitato Festa Patria e dagli amministratori locali, di una “indebita invasione di campo”. “Vedere il primo cittadino utilizzare il palcoscenico dinanzi all’icona della Madonna della Madia per impartire una lezione ai parroci su come organizzare la pastorale e su come svolgere il proprio ministero – scrivono le associazioni – ci ha lasciti basiti: uno sgarbo istituzionale e un’invasione di campo inaccettabili”. Il discorso di Annese è avvenuto all’indomani dell’incontro tenuto dal patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa che aveva parlato di come costruire la pace in Medio Oriente raccontando la sua esperienza e che aveva visto le associazioni partecipare al dibattito. Insomma, una risposta del sindaco non gradita perché, a parer loro, “sembra che abbia voluto tracciare una discriminante sull’operato di alcune associazioni, che operano nelle attività culturali della città, anche della stessa Amministrazione, ma non gradite sul sagrato della Cattedrale”. “Nessuno ha il diritto di entrare a gamba tesa sulle decisioni pastorali di una comunità che ha invitato quelle associazioni che da sempre si sono occupate della pace in Medioriente”: la perentoria replica delle associazioni. “Accusare di politicizzazione un momento di sincero confronto sui temi della pace e della speranza – concludono – significa mortificare il lavoro di rammendo e di tessitura che le associazioni compiono quotidianamente e non aver compreso che il Vangelo, proprio l’altra sera, non si è chiuso né nelle sagrestie, né alle realtà del territorio, ma ha vissuto e parlato al cuore della storia e dell’intera comunità”.