
A Monopoli continua a tenere banco la vicenda dell’oleodotto che Magazzini Generali Italiani del Gruppo Marseglia intende realizzare con un campo boe per l’ormeggio di navi cisterna all’esterno del Molo di Tramontana del porto di Monopoli, con sealine sottomarine e pipeline interrate di collegamento con la zona industriale dove è già in fase di lavori un deposito. La prima notizia è una manifestazione di protesta che si terrà giovedì 17 settembre davanti alla Basilica Cattedrale, organizzata dallo storico ed ex assessore e consigliere comunale Stefano Carbonara. La seconda riguarda una nota del Comitato ‘Salviamo Monopoli e il Mare’ con la quale si risponde all’intervista del project manager del Gruppo Marseglia, Gianni Sardella e rilasciata alla La Gazzetta del Mezzogiorno il 30 agosto scorso, il cui contenuto “non rassicura affatto il Comitato, al contrario conferma – c’è scritto – quanto questo progetto debba preoccupare la città”. “La stessa intervista, senza volerlo, – continua la nota – conferma uno dei punti che il Comitato contesta da mesi: il parco serbatoi viene descritto come già autorizzato e in costruzione, mentre il collegamento a mare è ancora sotto Valutazione di impatto ambientale (Via). È il progetto unico spezzato in due tempi che la Corte di giustizia europea vieta da vent’anni di giurisprudenza costante e che lo stesso decreto ZES, all’art. 14 comma 3, esclude espressamente”. “Eppure – si aggiunge – mentre la Regione Puglia ha già espresso tre distinti atti negativi — la nota del Servizio Parchi del 6 ottobre 2025, il parere della Commissione Tecnica VIA/VAS del 12 marzo 2026 e, dopo che la società aveva presentato un’integrazione volontaria proprio per superare le criticità, la conferma che quelle criticità restano irrisolte con nota del 3 giugno 2026 — il Gruppo Marseglia continua a raccontare soprattutto i presunti benefici. Lo stesso Sardella ammette che la Regione «ritiene gli elementi insufficienti per escludere effetti», ma aggiunge: «Rispettiamo la posizione, ma non le conclusioni». È proprio questo il punto: se gli effetti non possono ancora essere esclusi, perché i cittadini dovrebbero accontentarsi delle rassicurazioni di chi ha un evidente interesse economico a realizzare l’opera? E se davvero, come lascia intendere l’intervista, le criticità fossero state superate con le ultime revisioni, perché la nota regionale più recente, quella del 3 giugno scorso, conclude l’esatto contrario, per iscritto”? Dopo aver elencato altre criticità del progetto, la nota si conclude così: “il Comitato ribadisce le richieste già depositate presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica — pronuncia negativa di compatibilità ambientale e indizione di un’inchiesta pubblica ai sensi dell’art. 24-bis del d.lgs. 152/2006 — sottoscritte da circa 3.000 cittadini, e le questioni di conformità al diritto dell’Unione europea già portate all’attenzione della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Siamo pronti, fin da subito, a un confronto pubblico in aula consiliare con il Gruppo Marseglia e con l’Amministrazione comunale, alla presenza dei tecnici e con tutti i documenti citati sul tavolo”.